A volte... a volte vorrei recitare direttamente, le parole che mi vengono in mente, e non scriverle, vorrei che gli altri le sentissero mentre le penso come le penso io.
Ho in mente solo fotografie, e paradossalmente non ne scatto. Anche fotografie del passato, non scattate.
Una, una che vedo spesso, una ricorrente, è quella in cui sono steso da qualche parte con un libro in mano, un libro aperto, è aperto in un punto dove dovrei cominciare a leggere, è il punto dove ero rimasto, è il mio segno, ma ho il libro aperto appoggiato sulle gambe solo come scusa, solo per gli altri, solo per non dover rispondere "niente" oppure "sto pensando" se qualcuno dovesse passare, notarmi, e chiedere cosa sto facendo.
Perché con la scusa del libro in realtà riposo il corpo e permetto alla testa di fare quello che vuole lei, e se per caso mi vien voglia di leggere avanzo di due righe dal mio segno sul libro.
Senza altro scopo apparente.
E poi mi capita, in questi giorni, molte volte al giorno, di sorprendermi a ricordare posti e momenti di cui non sono subito consapevole, di cui la prima emozione è quella positiva di appartenenza e serenità, dopodiché fatico qualche minuto a localizzare e datare.
Eravamo qui, in questo periodo, facevamo questo, eravamo andati per questo motivo, dicevamo così. E, più volte al giorno, queste fotografie (mai) scattate in passato mi riassumono la nostra storia e perché siamo insieme, ché a volte ce n'è anche bisogno.
Solo di notte il riassunto si ferma, si sospende si cristallizza, affogato, paralizzato.
Nella notte le persone spariscono.
Il buio le scioglie e rimangono solo ombre e fantasmi, e allora le opinioni sembrano più pesanti dei fatti.
Nella notte le certezze si frantumano. La mattina quando torna la luce le persone sembrano ridiventare vere, sembrano riprendere il loro volume come bambole gonfiabili riempite dall'aria di un compressore, un dannato compressore che ne ripristina le forme, e i contenuti.
La notte che una volta mi aiutava a sbrogliare le matasse ora mi uccide.
E' fatta per scopare dormire o guardare film fino al mattino e invece mi capita di usarla solo per passare il tempo, senza insonnia, no, proprio intenzionalmente.
Nelle notti a volte scompare persino Francesca, ridiventa persona sua, e non ingrediente e componente dei miei pensieri e sentimenti.
A volte vorrei recitare, già.
Quella splendida straniante sensazione, in cui si sovrappongono incredibilmente due emozioni contrastanti: l'annullamento di se stessi per quel che più ci contraddistingue, il vuoto, e la sperimentazione di quella parte di sé poco nota o poco allenata, che ridiventa elemento da sfruttare per parlare di altro, o di qualcosa che è apparentemente altro e vuole solo trovare un vettore.
A volte davvero vorrei recitare, e non dovermi giustificare dicendo "ero proprio io a pensarla così". Ero proprio io e già me ne pento, sbagliato, ritenta, troppo facile pentirsi, sbagliato, troppo comodo ritrattare.
In questi giorni mi capita perfino di non essere più certo del mio umore, che è cosa molto più complicata dell'avere un umore incerto come poteva essere tempo fa. E' un nodo abbastanza complesso.
Mi rassicura, in brevi parentesi, riscoprirmi uguale a me stesso in intervalli di tempo lunghissimi. Sentirmi come in compagnia per il solo fatto di ascoltare privatamente musica con le cuffie. Ritrovarmi protetto dalla faccia della gente che incrocio, dai passi che mi stancano, dai famosi sorrisi gratis che di solito sono io a elargire generosamente.
E' un Peter Pan selettivo, molto furbo, il mio. In fondo, un Peter Pan a tutti gli effetti, che nasconde bene la sua presenza. e si limita, per non invadere il resto della mia vita, ipotesi molto attraente, perfino desiderabile.
Forse il desiderio di recitare ciò che penso è per rimanere in bilico, per delegare a Peter la soluzione dei problemi, per giustificarmi se non ne vengo a capo da solo.
Come stai, oggi, bene? Forse è eccessivo, diciamo meglio. Stavi forse male? Non potrei dirlo, in effetti. Non vivi bene, dunque? Diciamo che studio stratagemmi di adattamento. E Francesca lo sa? Lei ha le sue tecniche di adattamento a me.