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Aug. 30th, 2009

à vendre

E a chi serve tutta questa forza, tutta questa energia.
Per chi coltivo questa bellezza che tra poco sfiorirà, con chi me la guardo.
Sono bello, e mi sento bello. Sono invitante. Sono attraente e lo dimostra il fatto che difficilmente chi mi conosce rimane indifferente, quindi non è superbia. A volte vorrei che il fascino fosse meno, per far in modo che qualcuno poi rimanesse con me, anche se non c'è niente di più che un'amicizia. Le amicizie non durano.
Ho questa bellezza. Questo fascino. Questa grinta, quest'energia.
Questa capacità di fare cose, di riemergere dalle mie ceneri. Sono spigliato e non banale, do piacere agli altri con la mia presenza, almeno finché dura, almeno finché duro, prima di marcire come ogni volta accade, prima che gli altri scoprano che sono umano e li deluderò.
So amare in un modo unico, per quel che mi hanno detto: il mio sesso è perfetto, e il sesso regalato alle mie amanti è decisamente al di là della media. Perché amo il piacere e amo condividerlo, è il mio scopo e non lo farei se non mi riuscisse bene. Non l'ho fatto le volte che sapevo non mi sarebbe riuscito bene.
Ho tutto pronto, la musica, i libri, i film, per regalarli a qualcuno, per dividerne il piacere con qualcuno, perché a me solo, piacere, non ne danno.
Mi sembra tutto inutile.
Sono ormai solo in una città che non desideravo e che ora non voglio mi appartenga, non voglio mi penetri, non accetto diventi la mia.
Ho pensato a te e a quando eri la mia musa.
A quanto condividevamo.
A quando cantavamo a due voci Something stupid.
Non so che mi è preso, ma ti ho mandato un messaggio con su scritto
And then I go and spoil it all
By saying something stupid like

solo perché spero che non resisterai, continuerai a cantare, e sarai costretta a rispondermi con un messaggio che mi dica I love you.

Jul. 10th, 2009

what was i waiting for

sorridete sorridete con quegli zigomi di cartone
sorridete a facce spente mentre masticate gomma americana
sorridete fino alle orecchie tanto ho già smesso di guardarvi
per tutte le volte che ho rinunciato a qualcuno e a qualcosa, ebbene, era colpa tua.
c'era sempre il tuo odio verso la gente ogni volta che ho abbozzato giustificandoti, c'era sempre una mano contratta a cui ho voluto dare un nome e un volto
E non ero io.

sorridete se vi fa piacere, non c'è niente dentro di voi, non una sola vera emozione, non un solo genuino affetto, non un solo psontaneo gesto
chiuso nella mia musica posso solo ignorarvi e sperare che la mia lotta abbia fine prima possibile

Che c'è? Niente. Che c'è? Niente. Che c'è? Niente. Che c'è? Niente.
Insomma, che c'è? Ci sarebbe... Non ho sentito, ripeti, mi ero distratta non ho ascoltato, in fondo non me lo spiegare che tanto non mi interessa.
E il mondo ti va bene finché rimane così.

Rivoglio la mia libertà di provare emozioni.
Rivoglio il cuore che batte all'impazzata quando non è accaduto nulla.
Rivoglio quelle parole semplici e banali che sapevano stupirmi e dirmi chi sono.
Rivoglio me stesso e quel che sono.

Voglio rimanere diverso senza bruciarmi, non voglio morire in questa situazione.
Voglio morire tra persone che si accorgono di me anche prima.

No, i miei bisogni materiali sono soddisfatti.
Mangio, piscio, caco, se ho bisogno so farmi le seghe.
Qui si esaurisce tutto quel che hai bisogno di sapere di me.

E non riesco a staccarmi nonostante tutto.
Credo di aver bisogno di aiuto perché da solo non riesco fisicamente a farlo.

Should be waiting for the sun
Get out of this cage, please, don't let any other human being crush you, in that way. Please, listen. Please, forgive me if I'm saying you you're frightened. You are.
You won't be free until you free yourself.
Voglio cancellarmi.
Where is your home?
Where is your home?
Where is your home? Where the fuck is your home?
Where is your home? Where the fuck is your home?
Where is your home? Where the fuck is your home?
Where is your home? Where the fuck is your home?
Where is your home? Where the fuck is your home?
Where is your home? Where the fuck is your home?
October.

Dec. 2nd, 2008

any single word

E così ora sei tu a cercarmi.
Ora che le mie passioni si sono spente, in anticipo, senza preavviso.
E così ora mi cerchi, spesso, più spesso. Dovevo immaginarlo.
Nel momento in cui smetto di cercarti, di attirare la tua attenzione, di scambiare parole ed emozioni, ottenendo solo indifferenza se non rifiuto, in quel momento la tua reazione è automaticamente quella che vorrei ma non voglio più; e la paura del vuoto ti fa tornare da me.
Non voglio dover vivere di questi trucchi, non voglio sforzarmi di non desiderarti perché so che otterrei molto di più da te.
Vorrei dirti quanto mi sei indifferente, ma non è vero, perché ancora ti odio.
Vorrei azzerare questo odio nello stesso modo in cui posso spegnere il cervello stendendomi sul divano a farmi rincoglionire da una televisione a volume troppo basso per capirla.
Tutto attorno dice che devi rompere quel cazzo di muro, devi essere tu, perché io di sforzi ne ho fatti fin troppi, fino a scorticarmi, fino a indurire le mani come se le avessi messe nell'acido.
Non voglio più nessuno, nemmeno me. Non ho nemmeno voglia di fuggire in un altrove che mi sia più caro.
Guardo il muro, smetto di odiare, chiudo gli occhi, e nel buio penso a qualcosa che mi suggerisca l'istinto.
Vorrei essere a casa.
Home is where your heart is.

Il mio cuore non si trova in nessun cazzo di posto.
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Nov. 21st, 2008

comunque torto

Invece di sfiorire, cresce.
Mi ritrovo con le mani addosso a cercare di smaltire un arrapamento sbagliato, più sbagliato del solito, più indecente di tutti gli altri.
Perfino Battisti la perdona, alla fine: io odio Battisti.

So già che tornerò un mattino vestito di pioggia con lo sguardo stravolto da una notte d'amore: siediti qui! non ti chiedo perdono perché tu sei un uomo. E quindi anche la beffa, io dovrò chiedere perdono, dovrò farlo, alle donne si domanda umilmente un perdono troppo generico, troppo poco salutare. Mi spiace se accadrà e mi spiace da morire perché vedo sempre più duro resistere e so che alla fine accadrà. Alla fine mi toglierò la maschera, girerò gli occhi pensando solo al mio piacere, e mi sentirò una persona cattiva, la persona cattiva che so abitare al mio fianco, che sarà contenta e fuggirà subito dopo per lasciare a me i resti da pulire, sul pavimento. Bei cazzi.
Sto resistendo ma sono talmente ossessionato da essere quasi sicuro che alla fine cadrò. Dovrò chiederle perdono, dovrò sentirmi dire un nemmeno per sogno rabbioso tra i denti oppure corroso da sottile sconforto.

Avrò comunque torto e il fatto di saperlo da ora mi rende una persona ancora peggiore. Ancora meno speciale di quanto stia scoprendo col passare degli anni.
Non passa spontaneamente nemmeno per caso.
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Nov. 12th, 2008

r.d.f.

Non ci credo, il mio cervello si sta fottendo di nuovo.
Di nuovo. Va in tilt di nuovo.
Vengo qui, scrivo quattro puttanate, e oltre a fare del bene a me qualcuno mi legge pure.
Il mio cervello sta perdendo di nuovo il controllo.
Perché dà ragione a tutti e due, e non è possibile.
Ero là, col cazzo pronto, col cervello occupato dal cazzo, col cuore sintonizzato sul cervello. Lei ha detto 'se vuoi che mi fermi, dimmelo ora perché dopo non credo che ci riuscirò'. E io l'ho fermata. Ed è stata fin troppo buona perché io nella sua situazione certo non sarei riuscito ad avere quell'ultima solenne remora. E inoltre non era compito suo averne, lei non è impegnata.
Io sì. Avere un impegno in queste settimane è stato... impegnativo, ah che ridere. Non è stato un piacere. Più un rispettare un contratto.
Il mio cervello sta cedendo. Non accetto di essere quello stronzo che stava per fottersene e fottersela. Non è da me. Ho sempre professato altro: e cioè, che se senti il bisogno di scoparti un'altra, non scoparti perché ti eccita umanamente ma scoparti perché non resisti e non ti poni il problema, tanto vale abbandonare la nave, mettere in chiaro cosa non va, invece di perdersi nei sotterfugi e nelle menzogne. Non avrei mai pensato di trovarmi in una situazione che credevo sarei stato capace di evitare.
Non accetto di essere quello che dall'esterno giudicherei uno stronzo.
Eppure sento che sto rinunciando alla parte più viva che ho e che non riesco più a tirare fuori, e non è la scopata, almeno non credo.
Sento di star resistendo invano, per salvare qualcosa che morirà comunque, che io lo voglia o no, che io vada avanti a lottare o no.
Stamattina il pensiero era sempre più forte, ed è per questo che mi sono svegliato senza riuscire a respirare, senza riuscire a calmare i battiti. Non deve ricominciare tutto da capo, non me lo permetterò. Non rimarrò invischiato anche stavolta senza riuscire a ragionare lucidamente per un tempo lunghissimo, prima di scoppiare e impazzire.
Non riesco ad accettare che la stessa persona che sa tirare fuori cose bellissime (e lo rivendico come la parte più vera di me!) finirà per farle un male cane.
Non riesco a pensare di dover cominciare tutto da capo a cinquant'anni.
Devo accettare la merda che contengo e, nonostante lei, salvarmi. Altrimenti la nascondo e finisco per camminarci sopra, ignorandola, e dimenticando ogni lato bello che so di avere.
Perché sono malato: perché ho bisogno di una quantità assurda di affetto e attenzioni che mi mancano da quando sono nato, e lo cerco in maniera morbosa, e se lo trovo ho paura di prendermelo.
Maledizione quanto avrei voluto scoparmela ad occhi ciechi.
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Jul. 21st, 2008

(s)forze

Guardati. Guarda come sei diventato.
Guarda la tua fronte. Se fossi donna la pelle sulla tua fronte non sarebbe così secca e screpolata. Le donne ci badano, a dire il vero anche gli uomini. Tu non sei uno di loro però.
Se volessi badarci, dovresti lavarti il viso più spesso, se si secca la pelle dovresti idratarla. Invece è secca come se ti fossi scottato e ti stessi spellando.

Guarda i tuoi occhi. Non puoi vederli ma ti assicuro che sono stanchi. Potrebbero essere brillanti se le labbra volessero seguirli, invece sono solo lucidi. Di stanchezza, di pianto trattenuto, di febbre alla testa che non ti passa perché ancora vuoi crogiolarti nel tuo nervosismo. Hai questi occhi così belli, di un colore così particolare e non banale, che sono una calamita per gli occhi altrui. E invece li vuoi velare di questo pallore.

Guarda la tua bocca. E' distratta, è debole e molle. Quella bocca che ha saputo dare tanti baci e mordere e leccare la carne di tutte le persone che hai amato anche solo una notte. E' una bocca senza voglia, una bocca senza voglie. Una bocca che andrebbe inumidita, per ricominciare a farla riscaldare, a farla muovere.

I tuoi zigomi così pronunciati appassiscono verso le tue guance. Tutto sembra voler cadere, eppure sei contratto senza saper risolvere te stesso. La pelle sotto agli occhi, unta e lucida, le palpebre semichiuse per non essere costrette ad apprezzare la luce che tanto aneli. Guardati i capelli spettinati che hai smesso di curare ormai troppo tempo fa.

Guardati, e se riesci imparati. Impara te stesso, per capire dove sei.
Guardati ancora cinque minuti, perché una volta passati mi sposterò dallo specchio.

Jul. 4th, 2008

Limiti e confini

Perché lo so che non si comincia una frase con perché, ma d'altra parte devo almeno far finta di farmi delle domande, pur senza saper elaborare delle risposte.
La gioia del momento rimane frantumata.
Quando ero piccolo, non c'era un momento in cui fossi in grado di metter fine all'indecisione, c'era semrpe un evento successivo in grado di sconvolgere le certezze.
Ecco.
Tu, donna, sei in grado di sconvolgere le mie certezze, sei in grado di prendermi masticarmi e restituirmi al pavimento, vulnerabile, sfatto e senza quel nodo sciolto tra le dita della mano.
Devo soccombere.
Avevo tante storie che aspettavano di essere raccontate, e dovranno accumularsi nella cartellina.
Almeno sappi tacere accanto a me, per pura empatia.
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Jun. 16th, 2008

Orfani

Quello che la vita mi insegna in questi giorni è che esistono solo storie senza finale, storie immaginate per un puro prurito, ma non anche al punto da volere perfino concluderle.
Come le persone che mi scorrono davanti, quelle che immagino sembrano leggere perché sono davvero senza peso, non sono capaci di darmi emozioni o modificare un solo pensiero creato dalla mia fantasia.
Io dò loro un posto, un'idea, un sentimento, e loro non sanno che farsene, non vogliono prendere l'iniziativa, non sanno camminare senza di me. Non mi sono simpatici. Gli inerti non mi piacciono perché mi somigliano fin troppo. Per vincere davvero devo creare un personaggio che si scriva la sua storia da solo.
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Parti

A volte... a volte vorrei recitare direttamente, le parole che mi vengono in mente, e non scriverle, vorrei che gli altri le sentissero mentre le penso come le penso io.
Ho in mente solo fotografie, e paradossalmente non ne scatto. Anche fotografie del passato, non scattate.
Una, una che vedo spesso, una ricorrente, è quella in cui sono steso da qualche parte con un libro in mano, un libro aperto, è aperto in un punto dove dovrei cominciare a leggere, è il punto dove ero rimasto, è il mio segno, ma ho il libro aperto appoggiato sulle gambe solo come scusa, solo per gli altri, solo per non dover rispondere "niente" oppure "sto pensando" se qualcuno dovesse passare, notarmi, e chiedere cosa sto facendo.
Perché con la scusa del libro in realtà riposo il corpo e permetto alla testa di fare quello che vuole lei, e se per caso mi vien voglia di leggere avanzo di due righe dal mio segno sul libro.
Senza altro scopo apparente.
E poi mi capita, in questi giorni, molte volte al giorno, di sorprendermi a ricordare posti e momenti di cui non sono subito consapevole, di cui la prima emozione è quella positiva di appartenenza e serenità, dopodiché fatico qualche minuto a localizzare e datare.
Eravamo qui, in questo periodo, facevamo questo, eravamo andati per questo motivo, dicevamo così. E, più volte al giorno, queste fotografie (mai) scattate in passato mi riassumono la nostra storia e perché siamo insieme, ché a volte ce n'è anche bisogno.
Solo di notte il riassunto si ferma, si sospende si cristallizza, affogato, paralizzato.
Nella notte le persone spariscono.
Il buio le scioglie e rimangono solo ombre e fantasmi, e allora le opinioni sembrano più pesanti dei fatti.
Nella notte le certezze si frantumano. La mattina quando torna la luce le persone sembrano ridiventare vere, sembrano riprendere il loro volume come bambole gonfiabili riempite dall'aria di un compressore, un dannato compressore che ne ripristina le forme, e i contenuti.
La notte che una volta mi aiutava a sbrogliare le matasse ora mi uccide.
E' fatta per scopare dormire o guardare film fino al mattino e invece mi capita di usarla solo per passare il tempo, senza insonnia, no, proprio intenzionalmente.
Nelle notti a volte scompare persino Francesca, ridiventa persona sua, e non ingrediente e componente dei miei pensieri e sentimenti.

A volte vorrei recitare, già.
Quella splendida straniante sensazione, in cui si sovrappongono incredibilmente due emozioni contrastanti: l'annullamento di se stessi per quel che più ci contraddistingue, il vuoto, e la sperimentazione di quella parte di sé poco nota o poco allenata, che ridiventa elemento da sfruttare per parlare di altro, o di qualcosa che è apparentemente altro e vuole solo trovare un vettore.
A volte davvero vorrei recitare, e non dovermi giustificare dicendo "ero proprio io a pensarla così". Ero proprio io e già me ne pento, sbagliato, ritenta, troppo facile pentirsi, sbagliato, troppo comodo ritrattare.

In questi giorni mi capita perfino di non essere più certo del mio umore, che è cosa molto più complicata dell'avere un umore incerto come poteva essere tempo fa. E' un nodo abbastanza complesso.
Mi rassicura, in brevi parentesi, riscoprirmi uguale a me stesso in intervalli di tempo lunghissimi. Sentirmi come in compagnia per il solo fatto di ascoltare privatamente musica con le cuffie. Ritrovarmi protetto dalla faccia della gente che incrocio, dai passi che mi stancano, dai famosi sorrisi gratis che di solito sono io a elargire generosamente.
E' un Peter Pan selettivo, molto furbo, il mio. In fondo, un Peter Pan a tutti gli effetti, che nasconde bene la sua presenza. e si limita, per non invadere il resto della mia vita, ipotesi molto attraente, perfino desiderabile.
Forse il desiderio di recitare ciò che penso è per rimanere in bilico, per delegare a Peter la soluzione dei problemi, per giustificarmi se non ne vengo a capo da solo.
Come stai, oggi, bene? Forse è eccessivo, diciamo meglio. Stavi forse male? Non potrei dirlo, in effetti. Non vivi bene, dunque? Diciamo che studio stratagemmi di adattamento. E Francesca lo sa? Lei ha le sue tecniche di adattamento a me.
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Aug. 21st, 2007

salvation

vorrei dirti che ti amo e invece guarda che buffo posso dirlo a tutti tranne che a te
tranne che a te
non pensi che sia buffo?
e mi dovrò stare zitto per non sciupare tutto
e dovrò guardarmi le mani e far finta che siano inerti come le tue
e allora, non posso aspettare che riparta da te
non posso aspettare che il tuo o altrui dio mi dia il permesso
non devo aspettare che i pezzi si scompongano e gli odori diventino puzza di morto
andrò via lasciandoti l'impressione di essere rimasto ancora qua
sì, ecco cosa farò
e il prossimo libro lo comincerò da solo  
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Jun. 6th, 2007

tortures

forse avrei fatto meglio a scoparmelo, lo voleva lui e lo volevo io
eravamo sbagliati, davvero sbagliati per stare insieme
e infatti voglio sempre persone sbagliate, ma tanto va male anche con quelle che sembrano giuste
e scrivo per puro piacere, anzi, precisiamo, per puro dispiacere, tanto non cambia niente né a scrivere né a ignorarne le conseguenze.
metti un punto ogni tanto, e leva tutti gli altri.
e se invece ora volessi lei sarebbe tutto strano, forse sarebbe una piacevole scoperta, forse sarebbe definitivamente normale e non mi torturerei più.
perché ogni volta che qualcosa va male, sembra che tutte le cose che sono andate bene si annullino, e non viceversa, e non viceversa, e dio solo sa perché, ma tanto tra dio e me sono più onesto io, lo sono sempre stato.  
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May. 15th, 2007

stupida come un uomo

non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona non voglio diventare una brutta persona

con le lacrime che scendono direttamente in gola senza passare da naso oppure occhi
con le chiappe strizzate per combattere col groppo che mi impedisce di ingoiare l'acqua senza farmela andare di traverso
quando finirà?
quando finirà?
ammetti che non andiamo più d'accordo o ancora mi ignori?
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sì, l'inizio della fine

è che voglio vedere davvero come sono, davvero cosa penso. visto che ho paura perfino di pensare, per non ferire nessuno, allora penso qua, invece che da solo, nella mia stanzetta, sotto le coperte coi piedi freddi.
volete costringermi ad espormi? facendomi parlare di libri che non conosco, eventi storici che non ho studiato, personaggi politici su cui non ho avuto il tempo di farmi un'opinione? fatelo, ma non mi giudicate quando poi farò la mia parte. quando me ne uscirò con una battuta volgare o pecoreccia e subito penserete 'in fondo lo sapevo che era un cafone' - 'no, dai, non è un cafone, solo un po' cafone a volte'. volete darmi la caccia per qualche parola fuori luogo? va bene. sono abituato a essere solo. ormai è una costante. perché gli altri dovrebbero rivolgermi la parola, quando col mio comportamento faccio di tutto per dissuaderli?
riprenderò ad ammutolirmi se parlate di argomenti in cui sono troppo ignorante per inserirmi, tanto so che li avete tirati fuori apposta per mettermi a disagio e, soprattutto, per mettere un paletto definitivo tra me e voi. se così non è, perché quel giorno è stato l'ultimo in cui mi è stata rivolta la parola? 
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